Dopo qualche anno di pillole condivise su Instagram, è arrivato il momento di passare dalla teoria alla pratica e toccare con mano la pasticceria!
Vorrei trasmettervi che una volta compresi gli ingredienti, le funzioni di essi e le reazioni chimiche che avvengono nei nostri dolci, è tutto molto più semplice di quanto si pensi.
Pasticceria in Pillole Academy (in breve, PIPAcademy) è l’academy creata da Silvia Federica Boldetti, in cui troverai percorsi di pasticceria molto diversi da quelli di tutte le altre “scuole” online.
“Perché diversi” ti starai chiedendo…
“In due parole, perché non trattano solo ricette: non mi fraintendere, le ricette servono e sono importanti, ma sono soltanto il punto di partenza per capire la pasticceria, elaborarla e diventare indipendenti nel creare la propria pasticceria, indipendenti dalle ricette altrui.
In PIPAcademy imparerai proprio questo. E molto altro.”
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I corsi di Silvia vengono apprezzati da anni per il loro taglio pratico, schietto, semplice e diretto, immediatamente applicabile. Niente giri di parole o solo ricette che non ti aiutano a capire. Metodo e concretezza!
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Cosa la rende unica?
Perfetta per appassionati e professionisti curiosi di imparare cose nuove, o rinfrescare le proprie conoscenze, organizzandosi al meglio.
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Sono alle prime armi, fa per me?
Potrebbe fare per te come no, dipende cosa ti aspetti. Fa per te se hai voglia di capire cosa c’è dietro le ricette e le preparazioni, per metterti in gioco e arrivare a “pensare con la tua testa”. Non fa per te se quello che cerchi sono semplicemente ricette da replicare. Non è perché sei alle prime armi, ma perché questa piattaforma si basa su bisogni differenti.
Sono già del settore, fa per me?
Assolutamente si! Ti permetterà di diventare indipendente nel mondo della pasticceria e cioccolateria di tutti i giorni e di personalizzare le tue creazioni con estrema facilità senza dover dipendere da professionisti esterni.
Che differenza c'è con le altre Academy online?
PIPAcademy è un insieme di percorsi in diretta e poi registrati per farti crescere e diventare indipendente in pasticceria, non è solo un insieme di videocorsi e videoricette registrati, in cui il focus è unicamente la ricetta e lo spiegare come fare quella tal preparazione. Qui si affrontano la tecnica, la bilanciatura, i metodi, le attrezzature e si fa la radiografia a ricette, ingredienti.
Come fare il ragnetto? Ti spiego qui ⬇️
Con il cutter il cioccolato diventa una massa modellabile, da lavorare con le mani come fosse pongo.
Le lame, girando, scaldano il cioccolato per attrito e lo ammorbidiscono in modo graduale. Per ottenere la consistenza giusta:
→ parti da callets a temperatura ambiente, mai da blocchi o da cioccolato freddo
→ usa una quantità che copra bene le lame, altrimenti scaldi in modo irregolare
→ fermati spesso e raccogli il cioccolato dalle pareti
→ fermati quando la massa ha la consistenza del pongo
Ad aiutarti c’è anche il rumore: quando arrivi al punto giusto, il suono del cutter cambia.
Attenzione quando fai i salamini sul marmo. Il marmo raffredda il cioccolato in fretta e la massa torna fragile come una tavoletta. Lavora veloce. Se succedesse, puoi far rigirare nel cutter.
Per il ragnetto 🕷
Corpo: forma una pallina. Se il cioccolato è più freddo viene liscia, se è più morbido la superficie risulta più “pelosetta”.
Zampe: fai un salamino, avvolgilo attorno a un coppapasta per due giri e taglia con un coltello caldo. Poi dividi l’anello in quattro: ottieni zampe già curve.
Per incollarle, scalda la lama del coltello e appoggiaci l’estremità della zampa, così fonde leggermente e si fissa al corpo.
Occhi: ghiaccia reale bianca o cioccolato bianco, con il centro in cioccolato fondente.
io ho usato un cioccolato black 83%, per quello è così nero.
Come fare il ragnetto? Ti spiego qui ⬇️
Con il cutter il cioccolato diventa una massa modellabile, da lavorare con le mani come fosse pongo.
Le lame, girando, scaldano il cioccolato per attrito e lo ammorbidiscono in modo graduale. Per ottenere la consistenza giusta:
→ parti da callets a temperatura ambiente, mai da blocchi o da cioccolato freddo
→ usa una quantità che copra bene le lame, altrimenti scaldi in modo irregolare
→ fermati spesso e raccogli il cioccolato dalle pareti
→ fermati quando la massa ha la consistenza del pongo
Ad aiutarti c’è anche il rumore: quando arrivi al punto giusto, il suono del cutter cambia.
Attenzione quando fai i salamini sul marmo. Il marmo raffredda il cioccolato in fretta e la massa torna fragile come una tavoletta. Lavora veloce. Se succedesse, puoi far rigirare nel cutter.
Per il ragnetto 🕷
Corpo: forma una pallina. Se il cioccolato è più freddo viene liscia, se è più morbido la superficie risulta più “pelosetta”.
Zampe: fai un salamino, avvolgilo attorno a un coppapasta per due giri e taglia con un coltello caldo. Poi dividi l’anello in quattro: ottieni zampe già curve.
Per incollarle, scalda la lama del coltello e appoggiaci l’estremità della zampa, così fonde leggermente e si fissa al corpo.
Occhi: ghiaccia reale bianca o cioccolato bianco, con il centro in cioccolato fondente.
io ho usato un cioccolato black 83%, per quello è così nero.
Quale vi ha colpito di più?
Penso sia sempre bellissimo vedere come si organizzano i concorrenti, le tecniche che realizzano, a volte totalmente fuori dal comune.
Ce ne sono state tantissime in questo @worldchocolatemasters ma credo che queste siano alcune delle più significative.
le conoscevate tutte?
Quale vi ha colpito di più?
Penso sia sempre bellissimo vedere come si organizzano i concorrenti, le tecniche che realizzano, a volte totalmente fuori dal comune.
Ce ne sono state tantissime in questo @worldchocolatemasters ma credo che queste siano alcune delle più significative.
le conoscevate tutte?
CONSIGLI E RICETTA ⬇️
Quando si parla di ganache montata, spesso la si tratta come una ganache classica a cui si aggiunge un po’ di panna. In realtà funziona in modo diverso, e capirlo vi evita la maggior parte degli errori.
Nella ganache classica la struttura arriva dal cioccolato: il burro di cacao cristallizza e i secchi di cacao assorbono acqua e danno corpo. Per questo viene densa, compatta, e di aria ne tiene pochissima.
Nella ganache montata il rapporto si sposta tutto sulla panna, che è molto più del cioccolato, spesso intorno alle tre volte o anche oltre. A tenere su la struttura sono soprattutto i globuli di grasso del latte, che durante la montatura si legano attorno alle bolle d’aria, esattamente come succede con la panna montata. Burro di cacao e secchi ci sono e aiutano, ma fanno da rinforzo.
Le due fasi di panna hanno un motivo preciso. Con la parte calda sciogliete il cioccolato e create l’emulsione. La parte fredda, aggiunta dopo, abbassa subito la temperatura della massa, così il grasso resta liquido per meno tempo. La base sarà più pronta a montare e anche il gusto resta più fresco.
Poi c’è la temperatura di montatura, che va rispettata. Io lavoro tra 4 e 8 °C: lì il grasso è abbastanza cristallizzato da trattenere l’aria e abbastanza elastico da lasciarsi lavorare. Più calda non regge e si smonta, troppo fredda si irrigidisce in modo irregolare.
E un consiglio pratico: fermatevi un po’ prima di quando vi sembra pronta. Se la montate troppo diventa granulosa, e comunque dopo il dressaggio continua ad assestarsi.
La ricetta, su base 1 kg:
Panna 35% (calda) 280 g
Sciroppo di glucosio 60 DE 25 g
Zucchero invertito 25 g
Cioccolato fondente 70% 220 g
Panna 35% (fredda) 450 g
Scaldate la prima panna con gli zuccheri solo finché si sciolgono. Fondete il cioccolato a parte e unite la panna in tre volte, emulsionando con il mixer senza incorporare aria. Aggiungete la panna fredda e mixate ancora. Coprite a contatto e lasciate in frigo almeno 12 ore. Montate a 4–6 °C a velocità media.
#pasticceriainpillole #ganachemontata #cioccolato #tecnicapasticceria
CONSIGLI E RICETTA ⬇️
Quando si parla di ganache montata, spesso la si tratta come una ganache classica a cui si aggiunge un po’ di panna. In realtà funziona in modo diverso, e capirlo vi evita la maggior parte degli errori.
Nella ganache classica la struttura arriva dal cioccolato: il burro di cacao cristallizza e i secchi di cacao assorbono acqua e danno corpo. Per questo viene densa, compatta, e di aria ne tiene pochissima.
Nella ganache montata il rapporto si sposta tutto sulla panna, che è molto più del cioccolato, spesso intorno alle tre volte o anche oltre. A tenere su la struttura sono soprattutto i globuli di grasso del latte, che durante la montatura si legano attorno alle bolle d’aria, esattamente come succede con la panna montata. Burro di cacao e secchi ci sono e aiutano, ma fanno da rinforzo.
Le due fasi di panna hanno un motivo preciso. Con la parte calda sciogliete il cioccolato e create l’emulsione. La parte fredda, aggiunta dopo, abbassa subito la temperatura della massa, così il grasso resta liquido per meno tempo. La base sarà più pronta a montare e anche il gusto resta più fresco.
Poi c’è la temperatura di montatura, che va rispettata. Io lavoro tra 4 e 8 °C: lì il grasso è abbastanza cristallizzato da trattenere l’aria e abbastanza elastico da lasciarsi lavorare. Più calda non regge e si smonta, troppo fredda si irrigidisce in modo irregolare.
E un consiglio pratico: fermatevi un po’ prima di quando vi sembra pronta. Se la montate troppo diventa granulosa, e comunque dopo il dressaggio continua ad assestarsi.
La ricetta, su base 1 kg:
Panna 35% (calda) 280 g
Sciroppo di glucosio 60 DE 25 g
Zucchero invertito 25 g
Cioccolato fondente 70% 220 g
Panna 35% (fredda) 450 g
Scaldate la prima panna con gli zuccheri solo finché si sciolgono. Fondete il cioccolato a parte e unite la panna in tre volte, emulsionando con il mixer senza incorporare aria. Aggiungete la panna fredda e mixate ancora. Coprite a contatto e lasciate in frigo almeno 12 ore. Montate a 4–6 °C a velocità media.
#pasticceriainpillole #ganachemontata #cioccolato #tecnicapasticceria
Macaron vuoti o che crepano?
Che somigliano più a frittate o ad amaretti?
Leggi qui ⬇️
Il macaronage è uno dei parametri fondamentali per la buona riuscita del macaron ma non è sempre facile capire a che punto fermarsi.
La solita frase è “controlla che nastri”, ma che cavolo vuol dire? E poi, piccolo spoiler, a seconda di quanto impasto avete sulla spatola nastra in modo diverso.
Quindi, ecco qualche consiglio pratico per cercare di comprendere il punto giusto
1) Le prima volte, meglio smontare meno che troppo: potete fare un test mettendo due cucchiaiate di impasto nella sacca, provate a dressarlo, se è ok, potete continuare se no lo riversate nella ciotola e lo smontate ancora
Ma come capire se è ok? Qui arriva il consiglio n.2
2) quando lo dressate sul tappetino deve mantenere la sua forma ma nello stesso tempo adagiarsi su se stesso, allargandosi di circa 3/5mm per lato, deve perdere la puntina dello stacco della sac à poche: tempo che ne fate 10 deve già essersi adagiato, ma non essere diventato sottiletta, se sembra ancora un amaretto, allora è troppo denso
3) Deve fare lo stesso nella ciotola, potete fare una prova di come l’impasto si uniforma quando lo fate cadere con la Marisa, deve scrivere come un pan di Spagna adagiandosi piano a tutto il resto del composto
4) usate una Marisa larga o meglio ancora un tarocco per il macaronage perché in questo modo spostate più massa e vi servono meno movimenti per amalgamate la meringa e poi avete tutto il tempo di decidere quanto smontarla mentre se usate una spatola piccola in confronto alla massa che avete facilmente senza accorgervene siete già andati oltre. Anche la ciotola, usatela capiente, larga.
5) Prediligete ricette che abbiano una meringa cotta, meglio italiana a 121 perché sono meno delicate e più facili da gestire, rispetto una francese o una con cottura diversa.
E poi… per comprendere bene tutti gli errori, se vi interessa andare oltre, sono felice di invitarvi al CORSO GRATUITO che farò dedicato agli errori dei macaron.
È il 3 novembre alle 17 o registrato se non potete partecipare.
Trovate il link in bio oppure commentate ERRORI che ve lo mando via
Macaron vuoti o che crepano?
Che somigliano più a frittate o ad amaretti?
Leggi qui ⬇️
Il macaronage è uno dei parametri fondamentali per la buona riuscita del macaron ma non è sempre facile capire a che punto fermarsi.
La solita frase è “controlla che nastri”, ma che cavolo vuol dire? E poi, piccolo spoiler, a seconda di quanto impasto avete sulla spatola nastra in modo diverso.
Quindi, ecco qualche consiglio pratico per cercare di comprendere il punto giusto
1) Le prima volte, meglio smontare meno che troppo: potete fare un test mettendo due cucchiaiate di impasto nella sacca, provate a dressarlo, se è ok, potete continuare se no lo riversate nella ciotola e lo smontate ancora
Ma come capire se è ok? Qui arriva il consiglio n.2
2) quando lo dressate sul tappetino deve mantenere la sua forma ma nello stesso tempo adagiarsi su se stesso, allargandosi di circa 3/5mm per lato, deve perdere la puntina dello stacco della sac à poche: tempo che ne fate 10 deve già essersi adagiato, ma non essere diventato sottiletta, se sembra ancora un amaretto, allora è troppo denso
3) Deve fare lo stesso nella ciotola, potete fare una prova di come l’impasto si uniforma quando lo fate cadere con la Marisa, deve scrivere come un pan di Spagna adagiandosi piano a tutto il resto del composto
4) usate una Marisa larga o meglio ancora un tarocco per il macaronage perché in questo modo spostate più massa e vi servono meno movimenti per amalgamate la meringa e poi avete tutto il tempo di decidere quanto smontarla mentre se usate una spatola piccola in confronto alla massa che avete facilmente senza accorgervene siete già andati oltre. Anche la ciotola, usatela capiente, larga.
5) Prediligete ricette che abbiano una meringa cotta, meglio italiana a 121 perché sono meno delicate e più facili da gestire, rispetto una francese o una con cottura diversa.
E poi… per comprendere bene tutti gli errori, se vi interessa andare oltre, sono felice di invitarvi al CORSO GRATUITO che farò dedicato agli errori dei macaron.
È il 3 novembre alle 17 o registrato se non potete partecipare.
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Ecco i dubbi di questa e della scorsa settimana, ho accorpato i più significativi perché il limite è 20 card 💙
Ogni domenica trovare lo sticker per chiedere altre cose :)
Qual è stato quello più utile per te?
Ecco i dubbi di questa e della scorsa settimana, ho accorpato i più significativi perché il limite è 20 card 💙
Ogni domenica trovare lo sticker per chiedere altre cose :)
Qual è stato quello più utile per te?
se volete lavorare al cioccolato queste cose dovete assolutamente saperle. Ed è più facile imparare visivamente che soltanto spiegazione ⬇️
ecco gli indizi.
Il n. 1 come vedete ha striature ma si stacca dallo stampo e la superficie è relativamente uniforme
il n.2 non si stacca e la patina sulla superficie si fonde al calore delle dita della mano.
il n.3 si stacca dallo stampo ma ha una doppia patina attorno, di cui una è “rugosa” sotto le mani.
Quali problemi ha avuto in fase di prescristallizzazione o di conservazione ciascuno dei tre campioni ?
se volete lavorare al cioccolato queste cose dovete assolutamente saperle. Ed è più facile imparare visivamente che soltanto spiegazione ⬇️
ecco gli indizi.
Il n. 1 come vedete ha striature ma si stacca dallo stampo e la superficie è relativamente uniforme
il n.2 non si stacca e la patina sulla superficie si fonde al calore delle dita della mano.
il n.3 si stacca dallo stampo ma ha una doppia patina attorno, di cui una è “rugosa” sotto le mani.
Quali problemi ha avuto in fase di prescristallizzazione o di conservazione ciascuno dei tre campioni ?
#adv L’hai mai visto, usato o sentito parlare?
Il suo funzionamento è molto semplice: rende il burro di cacao come una pasta che riesce a miscelarsi perfettamente alla massa di cioccolato (o burro di cacao colorato per esempio) in cui viene aggiunto.
In quella forma, il burro di cacao è pieno di cristalli stabili che riescono a innescare la cristallizzazione di tutta la massa che vi serve quindi non dovete fare più alcuna curva, non dovete aspettare.
Questo aggeggino, il mio è @kadzama_slovenia permette di risparmiare una marea di tempo e di errori ma anche di riuscire a precristallizzare cioccolato in situazioni scomode, come quando fa caldo, o in ambienti piccoli.
Vi basta caricarlo di burro di cacao e lasciarlo ammorbidire dolcemente. Meglio oggi per domani.
Poi potete conquistare il mondo, o precristallizzare lo tutto, che sono più o meno la stessa cosa. 😂
Se avete domande sul suo utilizzo sono a disposizione ❤️
Ps. Se nella vostra attività producete cioccolato l’investimento ve lo ripagate in meno di un anno considerato tutta la manodopera che risparmiate nelle varie lavorazioni, compresi ripieni sia cremini che ganache 💛
#adv L’hai mai visto, usato o sentito parlare?
Il suo funzionamento è molto semplice: rende il burro di cacao come una pasta che riesce a miscelarsi perfettamente alla massa di cioccolato (o burro di cacao colorato per esempio) in cui viene aggiunto.
In quella forma, il burro di cacao è pieno di cristalli stabili che riescono a innescare la cristallizzazione di tutta la massa che vi serve quindi non dovete fare più alcuna curva, non dovete aspettare.
Questo aggeggino, il mio è @kadzama_slovenia permette di risparmiare una marea di tempo e di errori ma anche di riuscire a precristallizzare cioccolato in situazioni scomode, come quando fa caldo, o in ambienti piccoli.
Vi basta caricarlo di burro di cacao e lasciarlo ammorbidire dolcemente. Meglio oggi per domani.
Poi potete conquistare il mondo, o precristallizzare lo tutto, che sono più o meno la stessa cosa. 😂
Se avete domande sul suo utilizzo sono a disposizione ❤️
Ps. Se nella vostra attività producete cioccolato l’investimento ve lo ripagate in meno di un anno considerato tutta la manodopera che risparmiate nelle varie lavorazioni, compresi ripieni sia cremini che ganache 💛
SPOILER: La gelatina da sola non è adatta al congelamento. ⬇️
come vedete nel video dopo aver abbattuto e scongelato un prodotto che contiene solo acqua e gelatina anche in dosaggi piuttosto alti, pari al 2%, il prodotto mi fa comunque sineresi.
Questo perché la gelatina animale non è un prodotto adatto al congelamento, se è utilizzato da solo, ma funziona bene in sinergia con altri ingredienti che legano l’acqua e che quindi abbassano già di per sé l’attività dell’acqua
Esempio principale sono gli zuccheri, che troviamo per esempio in grandi quantità in glasse in cui la gelatina aiuta soltanto come strutturante, come coadiuvante, non come anticongelante o prodotto che evita la sineresi.
Il gel creato dalla gelatina infatti non è adatto al congelamento se utilizzato da solo e si rovina in fase di scongelamento mentre riprende la sua struttura corretta, se è riattivata con il caldo.
Questo è il motivo per cui a volte degli inserti delle torte fatti con pochissimo zucchero che non hanno fibre né altri secchi all’interno e hanno solo gelatina rilascino poi acqua in fase di scongelamento sporcando la mousse o il pan di Spagna sottostante. Addirittura facendo uscire acqua da sotto la torta.
All’interno delle ricette, gli ingredienti lavorano in modo sinergico, quindi la gelatina può essere un buon alleato e un idrocolloide da usare sottozero solo se supportato da altro.
Aumentare di per sé la gelatina da sola non risolve quindi il problema ed è un errore che ho riscontrato diverse volte in tentativi di ricettazione che poi sono risultati fallimentari
Lo sapevate??
SPOILER: La gelatina da sola non è adatta al congelamento. ⬇️
come vedete nel video dopo aver abbattuto e scongelato un prodotto che contiene solo acqua e gelatina anche in dosaggi piuttosto alti, pari al 2%, il prodotto mi fa comunque sineresi.
Questo perché la gelatina animale non è un prodotto adatto al congelamento, se è utilizzato da solo, ma funziona bene in sinergia con altri ingredienti che legano l’acqua e che quindi abbassano già di per sé l’attività dell’acqua
Esempio principale sono gli zuccheri, che troviamo per esempio in grandi quantità in glasse in cui la gelatina aiuta soltanto come strutturante, come coadiuvante, non come anticongelante o prodotto che evita la sineresi.
Il gel creato dalla gelatina infatti non è adatto al congelamento se utilizzato da solo e si rovina in fase di scongelamento mentre riprende la sua struttura corretta, se è riattivata con il caldo.
Questo è il motivo per cui a volte degli inserti delle torte fatti con pochissimo zucchero che non hanno fibre né altri secchi all’interno e hanno solo gelatina rilascino poi acqua in fase di scongelamento sporcando la mousse o il pan di Spagna sottostante. Addirittura facendo uscire acqua da sotto la torta.
All’interno delle ricette, gli ingredienti lavorano in modo sinergico, quindi la gelatina può essere un buon alleato e un idrocolloide da usare sottozero solo se supportato da altro.
Aumentare di per sé la gelatina da sola non risolve quindi il problema ed è un errore che ho riscontrato diverse volte in tentativi di ricettazione che poi sono risultati fallimentari
Lo sapevate??
I dubbi della settimana
Mi raccomando, se ne avete trovate ogni domenica la box nelle storie,
vi aspetto domani con le domande.
Quale di questi avevate anche voi?
baci e buon week end!
I dubbi della settimana
Mi raccomando, se ne avete trovate ogni domenica la box nelle storie,
vi aspetto domani con le domande.
Quale di questi avevate anche voi?
baci e buon week end!
Sacher perfetta? Leggi qui ⬇️
Premessa: questo consigli valgono per tutte le montate ibride.
🤌🏻cosa vuol dire?
Una montata ibrida è quella montata in cui abbiamo sia burro montato sia albume montato, quindi una via di mezzo, nè carne né pesce… ma con una caratteristica fighissima: la maggiore morbidezza data da una montata burro e una leggerezza che questa non avrebbe se non prendesse in prestito le uova montate del Pan di Spagna.
Però per farla bene servono accorgimenti:
Oltre ai 9 che vi ho detto
- se avete cioccolato deve essere fuso oltre i 35 altrimenti vi trovate stracciatella nel composto. non deve avere la temperatura della lava ma un range tra 35/40 è perfetto
- non imburrate lo stampo o l’anello, non serve e anzi, lo farebbe contrarre e non verrebbe così preciso.
- quando guardate se è cotto controllate al centro, perché il calore si propaga dai lati, è ovvio che cuociano prima.
Avete altre domande o dubbi o sapevate tutto?
Chiedetemi nei commenti che vi rispondo volentieri :)
Baci
Sacher perfetta? Leggi qui ⬇️
Premessa: questo consigli valgono per tutte le montate ibride.
🤌🏻cosa vuol dire?
Una montata ibrida è quella montata in cui abbiamo sia burro montato sia albume montato, quindi una via di mezzo, nè carne né pesce… ma con una caratteristica fighissima: la maggiore morbidezza data da una montata burro e una leggerezza che questa non avrebbe se non prendesse in prestito le uova montate del Pan di Spagna.
Però per farla bene servono accorgimenti:
Oltre ai 9 che vi ho detto
- se avete cioccolato deve essere fuso oltre i 35 altrimenti vi trovate stracciatella nel composto. non deve avere la temperatura della lava ma un range tra 35/40 è perfetto
- non imburrate lo stampo o l’anello, non serve e anzi, lo farebbe contrarre e non verrebbe così preciso.
- quando guardate se è cotto controllate al centro, perché il calore si propaga dai lati, è ovvio che cuociano prima.
Avete altre domande o dubbi o sapevate tutto?
Chiedetemi nei commenti che vi rispondo volentieri :)
Baci
La frolla si attacca all’anello, si allarga in cottura, è troppo compatta. Spesso la soluzione non è cambiare ricetta, ma capire quale leva muovere.
Nel carosello ne trovi cinque:
→ un po’ d’acqua per staccarla dall’anello
→ solo bicarbonato quando hai il cacao in ricetta (ma non con qualsiasi cacao)
→ il tuorlo sodo per una friabilità estrema
→ la granulometria dello zucchero per controllare lo spandimento
→ l’amido al posto di parte della farina per una texture più sabbiosa
Sui social li chiamo trucchi, e in realtà questa parola la odio ma attira chi la legge… ma sono leve. Ognuna sposta il risultato in una direzione precisa, e quando sai perché, smetti di copiare ricette e inizi a correggere la tua.
Ho scritto un articolo con la spiegazione tecnica di ognuna sul blog, limiti compresi.
👉 Commenta FROLLA e te lo mando in DM.
oppure cercalo nelle storie o direttamente sul blog, ma se ti invio il link diretto fai meno fatica
Salva il post per la prossima volta che prepari la frolla.
La frolla si attacca all’anello, si allarga in cottura, è troppo compatta. Spesso la soluzione non è cambiare ricetta, ma capire quale leva muovere.
Nel carosello ne trovi cinque:
→ un po’ d’acqua per staccarla dall’anello
→ solo bicarbonato quando hai il cacao in ricetta (ma non con qualsiasi cacao)
→ il tuorlo sodo per una friabilità estrema
→ la granulometria dello zucchero per controllare lo spandimento
→ l’amido al posto di parte della farina per una texture più sabbiosa
Sui social li chiamo trucchi, e in realtà questa parola la odio ma attira chi la legge… ma sono leve. Ognuna sposta il risultato in una direzione precisa, e quando sai perché, smetti di copiare ricette e inizi a correggere la tua.
Ho scritto un articolo con la spiegazione tecnica di ognuna sul blog, limiti compresi.
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Salva il post per la prossima volta che prepari la frolla.
I vostri dubbi della settimana, il solito riassunto settimanale.
E nelle storie trovate già le risposte ai nuovi dubbi di questa settimana.
Super contenta che questa rubrica vi possa essere utile !
Ricordatevi che trovate l’adesivo nelle storie ogni domenica ❤️
Non dimenticare di supportarmi mettendo un cuore e seguendomi. Ti porta via poco tempo ma per me ha un grande valore ❤️
I vostri dubbi della settimana, il solito riassunto settimanale.
E nelle storie trovate già le risposte ai nuovi dubbi di questa settimana.
Super contenta che questa rubrica vi possa essere utile !
Ricordatevi che trovate l’adesivo nelle storie ogni domenica ❤️
Non dimenticare di supportarmi mettendo un cuore e seguendomi. Ti porta via poco tempo ma per me ha un grande valore ❤️